Home | Chi siamo | Cosa facciamo | Perché siamo nate | Spiritualità | La nostra storia | Libreria | Fondatore | Famiglia Paolina | Preghiere | Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata | Webmail | Mappa del sito

 

LA LUCE DEL RISORTO

 

Riportiamo gran parte del discorso di Benedetto XVI tenuto il 13 maggio nel Santuario di Aparecida in Brasile, in occasione della V Conferenza generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi.

[...] La Chiesa ha il grande compito di custodire ed alimentare la fede del Popolo di Dio, e ricordare anche ai fedeli di questo Continente che, in virtù del loro Battesimo, sono chiamati ad essere discepoli e missionari di Gesù Cristo. Questo implica seguirlo, vivere in intimità con Lui, imitare il suo esempio e dare testimonianza. Ogni battezzato riceve da Cristo, come gli Apostoli, il mandato della missione: “Andate in tutto il mondo e proclamate la Buona Notizia ad ogni creatura. Chi crederà sarà battezzato, sarà salvo” (Mc 16,15). Essere discepoli e missionari di Gesù Cristo e cercare la vita “in Lui” suppone che si sia profondamente radicati in Lui.

Che cosa ci dà realmente Cristo? Perché vogliamo essere discepoli di Cristo? La risposta è: perché speriamo di trovare nella comunione con Lui la vita, la vera vita degna di questo nome, e per questo vogliamo farlo conoscere agli altri, comunicare loro il dono che abbiamo trovato in Lui. Ma questo è veramente così? Siamo realmente convinti che Cristo è la via, la verità e la vita? Davanti alla priorità della fede in Cristo e della vita “in Lui”, [...] potrebbe sorgere anche un’altra questione: Questa priorità, non potrebbe essere per caso una fuga verso l’intimismo, verso l’individualismo religioso, un abbandono della realtà urgente dei grandi problemi economici, sociali e politici dell’America Latina e del mondo, ed una fuga dalla realtà verso un mondo spirituale? Come primo passo, possiamo rispondere a questa domanda con un’altra: Che cosa è questa “realtà?”. Che cosa è il reale? Sono “realtà” solo i beni materiali, i problemi sociali, economici e politici? Qui sta precisamente il grande errore delle tendenze dominanti nell’ultimo secolo, errore distruttivo, come dimostrano i risultati tanto dei sistemi marxisti quanto di quelli capitalisti. Falsificano il concetto di realtà con l’amputazione della realtà fondante e per questo decisiva che è Dio. Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il concetto di “realtà” e, in conseguenza, può finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive. La prima affermazione fondamentale è, dunque, la seguente: Solo chi riconosce Dio, conosce la realtà e può rispondere ad essa in modo adeguato e realmente umano. La verità di questa tesi risulta evidente davanti al fallimento di tutti i sistemi che mettono Dio tra parentesi.
Ma sorge immediatamente un’altra domanda: Chi conosce Dio? Come possiamo conoscerlo? Non possiamo entrare qui in un complesso dibattito su questa questione fondamentale. Per il cristiano il nucleo della risposta è semplice: Solo Dio conosce Dio, solo suo Figlio che è Dio da Dio, Dio vero, lo conosce. Ed Egli, “che è nel seno del Padre, lo ha rivelato” (Gv 1, 18). Di qui l’importanza unica ed insostituibile di Cristo per noi, per l’umanità. Se non conosciamo Dio in Cristo e con Cristo, tutta la realtà si trasforma in un enigma indecifrabile; non c’è via e, non essendoci via, non ci sono né vita né verità. Dio è la realtà fondante, non un Dio solo pensato o ipotetico, bensì il Dio dal volto umano; è il Dio-con-noi, il Dio dell’amore fino alla croce. Quando il discepolo arriva alla comprensione di questo amore di Cristo “fino alla fine”, non può mancare di rispondere a questo amore se non con un amore simile: “Ti seguirò dovunque tu vada” (Lc 9, 57). Possiamo ancora farci un’altra domanda: Che cosa ci dà la fede in questo Dio? La prima risposta è: ci dà una famiglia, la famiglia universale di Dio nella Chiesa cattolica. La fede ci libera dall’isolamento dell’io, perché ci porta alla comunione: l’incontro con Dio è, in se stesso e come tale, incontro con i fratelli, un atto di convocazione, di unificazione, di responsabilità verso l’altro e verso gli altri. In questo senso, l’opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà (cfr. 2 Cor 8, 9). Ma prima di affrontare quello che comporta il realismo della fede nel Dio fatto uomo, dobbiamo approfondire la domanda: come conoscere realmente Cristo per poter seguirlo e vivere con Lui, per trovare la vita in Lui e per comunicare questa vita agli altri, alla società e al mondo? Innanzitutto, Cristo ci si dà a conoscere nella sua persona, nella sua vita e nella sua dottrina per mezzo della Parola di Dio. [...]
Per questo, bisogna educare il popolo alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio: che essa divenga il suo alimento affinché, per propria esperienza, i fedeli vedano che le parole di Gesù sono spirito e vita (cfr. Gv 6, 63). Altrimenti, come annuncerebbero un messaggio il cui contenuto e spirito non conoscono a fondo? Dobbiamo basare il nostro impegno missionario e tutta la nostra vita sulla roccia della Parola di Dio. Per questo, incoraggio i Pastori a sforzarsi di farla conoscere. Un grande mezzo per introdurre il Popolo di Dio nel mistero di Cristo è la catechesi. In essa si trasmette in forma semplice e sostanziosa il messaggio di Cristo. Converrà pertanto intensificare la catechesi e la formazione nella fede, tanto dei bambini quanto dei giovani e degli adulti. La riflessione matura sulla fede è luce per il cammino della vita e forza per essere testimoni di Cristo. Per ciò si dispone di strumenti molto preziosi come sono il Catechismo della Chiesa Cattolica e la sua versione più breve, il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. In questo campo non bisogna limitarsi solo alle omelie, conferenze, corsi di Bibbia o teologia, ma si deve ricorrere anche ai mezzi di comunicazione: stampa, radio e televisione, siti di internet, fori e tanti altri sistemi per comunicare efficacemente il messaggio di Cristo ad un gran numero di persone. In questo sforzo per conoscere il messaggio di Cristo e renderlo guida della propria vita, bisogna ricordare che l’evangelizzazione si è sviluppata sempre insieme con la promozione umana e l’autentica liberazione cristiana. “Amore a Dio ed amore al prossimo si fondono tra loro: nel più umile troviamo Gesù stesso ed in Gesù troviamo Dio” (Deus caritas est, 15). Per lo stesso motivo, sarà anche necessaria una catechesi sociale ed un’adeguata formazione nella dottrina sociale della Chiesa, essendo molto utile per ciò il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. La vita cristiana non si esprime solamente nelle virtù personali, ma anche nelle virtù sociali e politiche. Il discepolo, fondato così sulla roccia della Parola di Dio, si sente spinto a portare la Buona Notizia della salvezza ai suoi fratelli. Discepolato e missione sono come le due facce di una stessa medaglia: quando il discepolo è innamorato di Cristo, non può smettere di annunciare al mondo che solo Lui ci salva. In effetti, il discepolo sa che senza Cristo non c’è luce, non c’è speranza, non c’è amore, non c’è futuro.

“AFFINCHE' IN LUI ABBIANO VITA”

I popoli latinoamericani e dei Caraibi hanno diritto ad una vita piena, propria dei figli di Dio, con alcune condizioni più umane: liberi dalle minacce della fame e da ogni forma di violenza. Per questi popoli, i loro Pastori devono promuovere una cultura della vita che permetta, come diceva il mio predecessore Paolo VI, “di passare dalla miseria al possesso del necessario, all’acquisizione della cultura... alla cooperazione nel bene comune... fino al riconoscimento, da parte dell’uomo, dei valori supremi e di Dio che di essi è la fonte ed il fine” (Populorum progressio, 21). In questo contesto mi è gradito ricordare l’Enciclica Populorum progressio, il cui 40° anniversario ricordiamo quest’anno. Questo documento pontificio mette in evidenza che lo sviluppo autentico deve essere integrale, cioè, orientato alla promozione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini (cfr. n. 14), ed invita tutti a sopprimere le gravi disuguaglianze sociali e le enormi differenze nell’accesso ai beni. Questi popoli anelano, soprattutto, alla pienezza di vita che Cristo ci ha portato: “Io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Con questa vita divina si sviluppa anche in pienezza l’esistenza umana, nella sua dimensione personale, familiare, sociale e culturale. Per formare il discepolo e sostenere il missionario nel suo grande compito, la Chiesa offre loro, oltre al Pane della Parola, il Pane dell’Eucaristia. A questo riguardo ci ispira ed illumina la pagina del Vangelo sui discepoli di Emmaus. Quando questi si siedono al tavolo e ricevono da Gesù Cristo il pane benedetto e spezzato, si aprono loro gli occhi, scoprono il viso del Risuscitato, sentono nel loro cuore che è verità tutto quello che Egli ha detto e fatto, e che è già iniziata la redenzione del mondo. Ogni domenica ed ogni Eucaristia è un incontro personale con Cristo. Ascoltando la Parola divina, il cuore arde perché è Lui che la spiega e proclama. Quando nell’Eucaristia si spezza il pane, è Lui che si riceve personalmente. L’Eucaristia è l’alimento indispensabile per la vita del discepolo e del missionario di Cristo. [...]

ALTRI CAMPI PRIORITARI

[...] La famiglia, “patrimonio dell’umanità”, costituisce uno dei tesori più importanti dei paesi latinoamericani. Essa è stata ed è scuola della fede, palestra di valori umani e civili, focolare nel quale la vita umana nasce e viene accolta generosamente e responsabilmente. Senza dubbio, attualmente essa soffre situazioni avverse provocate dal secolarismo e dal relativismo etico, dai diversi flussi migratori interni ed esterni, dalla povertà, dall’instabilità sociale e dalle legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo gli anticoncezionali e l’aborto, minacciano il futuro dei popoli. [...] I sacerdoti sono i primi operatori di un autentico rinnovamento della vita cristiana nel Popolo di Dio. [...] Se il sacerdote ha Dio come fondamento e centro della sua vita, sperimenterà la gioia e la fecondità della sua vocazione. Il sacerdote deve essere innanzitutto un “uomo di Dio” (1Tm 6, 11) che conosce Dio direttamente, che ha una profonda amicizia personale con Gesù che condivide con gli altri gli stessi sentimenti di Cristo (cfr. Fil 2, 5). Solo così il sacerdote sarà capace di condurre a Dio, incarnato in Gesù Cristo, gli uomini, ed essere rappresentante del suo amore. [...] In un mondo che tante volte cerca innanzitutto il benessere, la ricchezza ed il piacere come obbiettivo della vita, e che esalta la libertà al posto della verità dell’uomo creato per Dio, voi [religiosi e consacrati] siete testimoni che c’è un’altra forma di vivere con senso; ricordate ai vostri fratelli e sorelle che il Regno di Dio è già arrivato; che la giustizia e la verità sono possibili se ci apriamo alla presenza amorosa di Dio nostro Padre, di Cristo nostro fratello e Signore, dello Spirito Santo nostro Consolatore. Con generosità e anche con eroismo dovete continuare a lavorare affinché nella società regni l’amore, la giustizia, la bontà, il servizio e la solidarietà in conformità al carisma dei vostri fondatori. Abbracciate con profonda gioia la vostra consacrazione, che è strumento di santificazione per voi e di redenzione per i vostri fratelli. [...] Tutti gli uomini e le donne battezzati devono prendere coscienza che sono stati configurati a Cristo Sacerdote, Profeta e Pastore, per mezzo del sacerdozio comune del Popolo di Dio. Devono sentirsi corresponsabili nella costruzione della società secondo i criteri del Vangelo, con entusiasmo ed audacia, in comunione con i loro Pastori. [...] I giovani devono affrontare la vita come una continua scoperta, senza lasciarsi irretire dalle mode o dalle mentalità correnti, ma procedendo con una profonda curiosità sul senso della vita e sul mistero Dio, Padre Creatore, e del suo Figlio, il nostro Redentore, all’interno della famiglia umana. Devono impegnarsi anche per un continuo rinnovamento del mondo alla luce del Vangelo. Più ancora, devono opporsi ai facili miraggi della felicità immediata ed ai paradisi ingannevoli della droga, del piacere, dell’alcool, così come ad ogni forma di violenza.

[...] Resta con noi, Signore, accompagnaci benché non sempre abbiamo saputo riconoscerti. Resta con noi, perché intorno a noi stanno addensandosi le ombre, e tu sei la Luce; nei nostri cuori si insinua lo scoraggiamento, e li fai ardere con la certezza della Pasqua. Siamo stanchi della strada, ma tu ci conforti con la frazione del pane per annunciare ai nostri fratelli che in realtà tu sei risorto e ci hai affidato la missione di essere testimoni della tua risurrezione. [...]

Benedetto XVI

 

torna su